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Mindset e abitudini: dalle vecchie alle nuove

Il vantaggio delle nostre abitudini, costruite attraverso l’esperienza. Quando cambiare e come.

Abitudine, dal latino “habitus”. L’Enciclopedia Treccani definisce l’abitudine come la “Tendenza a ripetere determinati atti, a rinnovare determinate esperienze (per lo più acquisita con la ripetizione frequente dell’atto o dell’esperienza stessa)”. In poche righe, una sintesi perfetta.

Possiamo quindi definire abitudini quelle risposte comportamentali automatiche ad uno stimolo, sviluppate attraverso la ripetizione del comportamento in contesti dotati di una coerenza tra di loro.
Ognuno di noi attua quotidianamente un certo numero di abitudini, il che ci permette di economizzare sulle nostre risorse cognitive, velocizzando notevolmente il processo di elaborazione delle informazioni.
Quando viene eseguita una azione, si crea un’associazione mentale tra la stessa e la situazione circostanziale che l’ha generata: la ripetizione successiva rafforza e stabilisce questo collegamento nella memoria, rendendo, di conseguenza, le azioni alternative meno accessibili al ripresentarsi della stessa situazione e, oltre che meno accessibili, sicuramente più impegnative e faticose.

Abitudine ed esperienza viaggiano insieme. L’esperienza è indispensabile perché ci rende efficienti, ci consente un’economia delle nostre risorse, ci permette di risolvere situazioni intricate e ci dà una grande mano per immaginare un futuro possibile evitando fallimenti. E’ una sorta di bussola che ci dà indirizzi importanti per la gestione della realtà e per la risoluzione di tutti i problemi e difficoltà legati alla vita personale e professionale.
Questi sono i vantaggi, ma ci sono anche degli svantaggi: quando è vissuta in modo inconsapevole, ci spinge alla ripetizione. L’esperienza, tradotta in automatismo spontaneo, può diventare un limite nell’esercizio delle capacità e dei comportamenti. Virginia Satir scriveva che la maggior parte delle persone crede che l’istinto più forte sia quello di sopravvivenza, ma non è così. L’istinto più forte è quello di aggrapparsi a ciò che è familiare. E l’abitudine è un qualcosa che ci è molto familiare: anzi, è cucito come un abito su di noi.

Avere abitudini non è certo negativo di per sé: dipende però quali sono e quanto siamo in grado di modificarle in virtù di esigenze, bisogni, modalità nuove e diversi comportamenti che ci vengono richiesti dalla realtà circostante. Ed oggi più che mai costruire comportamenti diversi è funzionale ad un adattamento attivo alla realtà che viviamo.
Un mindset, un approccio mentale teso al cambiamento, punta a trovare motivazioni di valore per generare diversi comportamenti e strutturare nuove abitudini, più proficue ed adatte al contesto che stiamo vivendo.
Per cambiare, vanno costruiti obiettivi alti, ma anche e soprattutto obiettivi di processo ed immediati, che per loro natura devono essere anche semplici ma di veloce riconoscimento e raggiungimento. E un obiettivo diventa un risultato se raggiunto attraverso comportamenti efficaci
Ogni tipo di cambiamento comporta una dose di ansia, intrinseca alla rottura momentanea dell’equilibrio esistente. Un cambiamento deve partire proprio da piccoli passi, dalla modifica di micro-sequenze comportamentali nel più vasto panorama personale. È possibile provare partendo dall’azione più semplice possibile, per iniziare ad avere l’esperienza di potercela fare e di poter stare in un momento di incertezza.
Comportamenti nuovi dovranno poi essere mantenuti e ripetuti, per promuoverne l’automaticità e, di conseguenze, anche ridurne lo sforzo cognitivo nell’esecuzione e i margini di incertezza.

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