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Mindset digitale: una scelta di flessibilità

Tra Growth e Fixed Mindset, una distinzione quasi banale nella maniera in cui viene presentata, non certo nella sua elaborazione iniziale, cerchiamo una terza strada, dettata dalla ragionevolezza, dalle nostre caratteristiche distintive e dall’interazione con un contesto mutevole ed articolato. giano-bifronte

La distinzione tra Growth e Fixed Mindset viene spesso ripresa e semplificata dai paladini de: “Usciamo dalla zona di confort, fuori ci sono le verdi praterie ed il successo”. Banali e banalizzanti, capaci di attecchire su menti semplici, omologate e in cerca di formule salvifiche.
Proviamo insieme però a cogliere il buono in una divisione che rischia di semplificare l’essere umano e il modo in cui vive ed interagisce con il mondo.
Una mentalità fissa (Fixed Mindset) presuppone che in particolare le capacità, siano caratteristiche specifiche, innate statiche e predefinite. Questo significa che ognuno di noi ha un certo tipo di potenzialità e non può muoversi al di fuori di quello che gli ha concesso madre natura.
Il Growth Minset propone una mentalità di crescita che si basa sull’idea che le caratteristiche distintive possano essere allenate, coltivate, pur con sforzo e fatica. In questa lettura l’errore è un momento di apprendimento, da cui imparare e riprovare.
Per spiegare meglio questa prospettiva, riprendiamo una analisi condotta dalla psicologa americana Carol Dweck. Lo studio prevedeva di dare ad un gruppo di bambini due puzzle: uno più facile che avevano già fatto in precedenza, oppure uno nuovo e un po’ più difficile. Alcuni bambini scelsero di rifare quello che già conoscevano, perché gli dava un senso di sicurezza e di riuscita finale. Altri, invece, si lanciarono nella sfida di provare a completare quello nuovo, spinti dalla curiosità e dalla voglia di fare qualcosa che ancora non conoscevano.
La Dweck, i cui studi andrebbero meglio affrontati, ribadisce i concetti di sviluppo, sfida e, nella sfida, l’accettazione dell’errore in un’ottica di sperimentazione.
Attenzione però alle estremizzazioni.
Chi enfatizza il growth mindset, involontariamente ribadisce il concetto totalitario di “uno vale uno”, che può essere devastante. E un corollario di questo è anche l’omologazione del genere umano, come se fossimo tutti uguali. No, non siamo tutti uguali e ognuno ha capacità, talenti, energie e tanto altro, che fanno innescati e sviluppati, nel rispetto delle differenze e delle unicità.
Riconoscere le proprie caratteristiche distintive è uno dei primi passi per la consapevolezza e lo sviluppo di sé. Nel rispetto delle differenze.
Ritornando alla nostra riflessione, relativa al mindset digitale, è opportuno scegliere modalità di crescita, sviluppo, apertura al nuovo, studio. Ma al contempo consolidare le novità che apprendiamo.
E qui ecco la nostra terza via. Una via di ragionevolezza.
Mi piace sempre citare un passo ripreso dalla mia tesi di laurea, in cui sviluppavo un duro attacco ad ogni mentalità ed approccio olistico e onnicomprensivo, oggi ancora più. Riprendo Popper in uno dei suoi passi illuminanti.
Il filosofo austriaco, riferendosi al cammino della ricerca, utilizza questa bella immagine in cui l’attore sociale è quello che lui definisce “meccanico a spizzico”: “Qualunque siano i suoi fini, egli cerca di raggiungerli per mezzo di piccole correzioni che possono essere continuamente modificate e migliorate (…). Come Socrate, il meccanico a spizzico sa quanto poco sappia. Sa che soltanto dai nostri errori possiamo imparare (…). Perciò egli avanza un passo alla volta, consultando con cura i risultati previsti con quelli effettivamente raggiunti”.

Sviluppare un mindset digitale, al di là di facili etichette è sperimentare sapendo di poter sbagliare, imparare dagli errori e, soprattutto, consolidare ogni possibile risultato raggiunto. La via maestra è l’impegno, lo studio, l’allenamento e la conoscenza di sé.

La consapevolezza e la flessibilità mentale e comportamentale ritornano in pieno. Approfondimenti sul tema potete trovarli su questo blog.

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