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People Management: una diversa prospettiva per la leadership – prima parte

Possiamo parlare oggi di leadership manageriale? Forse si ed ecco il perché. Alcune riflessioni su un tema affascinante e in certi casi stucchevole, proprio perché usato da alcuni come un alibi perfetto o come fuga in avanti quando mancano capacità e competenze. Centrostudi Giornalismo e Comunicazione

Le scienze manageriali e l’interpretazione diffusa pongono da sempre un accento di diversità sul ruolo del manager e quello del leader, accentuando un “di più” della leadership rispetto ad una lettura di ruolo che potremmo definire più gerarchica-organizzativa.
Ad un manager, tra le competenze e responsabilità, viene chiesta la pianificazione, l’organizzazione, il controllo, la direzione, una sorta di prevedibilità del contesto nel suo insieme.
Al leader invece, viene richiesta la promozione del cambiamento, la visione di nuovi obiettivi, l’impegno, la motivazione e il coinvolgimento dei collaboratori.
Potremmo quasi dire, trovando una sintesi estrema, che il ruolo manageriale sembrerebbe esaurirsi nella garanzia di una prevedibilità del sistema, nel rispetto di obiettivi, ruoli e strategie aziendali.
Quando invece servono prestazioni particolarmente elevate, ecco che arriva il ruolo del leader ispiratore che guida lo sviluppo e la crescita.

La lettura tiene, anche se si rischia da un lato una “diminutio” del ruolo manageriale e dall’altro una sorta di proiezione salvifica nel ruolo del leader. Approccio salvifico che poi non tiene conto della lettura più diffusa riguardo il tema della leadership, intesa come un processo volto a influenzare, nel senso di lasciare una traccia, e a guidare le persone verso un obiettivo comune, aggregando consenso.
Spesso capita, quando un gruppo non funziona, di sentire la frase “manca una leadership”, che rivela in realtà la ricerca di un alibi perfetto proiettando all’esterno carenze e disfunzionalità, ed in certi casi basse competenze e scarsa assunzione di responsabilità.
Oggi viviamo una realtà che non brilla per semplicità e la lettura che preferiamo è quella che vede nella leadership una risposta ad una richiesta “sociale”, che proviene dal contesto e dai suoi attori, ma che non può fare a meno di solide basi manageriali.
Nella nuova economia, in cui il valore è spesso collegato al “fattore umano” e si articola in una complessità sempre maggiore in termini di attività, metodologie di lavoro, obiettivi e in cui i collaboratori rischiano di essere anonimi ingranaggi indifferenziati, managerialità e leadership non sono facilmente separabili.

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