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Il coraggio per una vera ripartenza

Iniziata una nuova e diversa “normalità”, ma come la stiamo affrontando? Cittadini, professionisti, imprenditori, come si pongono rispetto ad una realtà diversa, incerta e sfidante. Una virtù ci può supportare: il coraggio. coraggio_ripartenza

Sono giorni in cui è ricominciata una strana e ambigua routine: l’ho definita normalità “plumbea”, che lentamente sta perdendo i suoi contorni foschi, ma pur sempre mantiene un certo tipo di tonalità. Forse qualcuno, dal momento della fine del Lockdown, si aspettava una ripartenza a razzo, ma così non è stato, come era presumibile e logico.
Per le aziende ci sono probabili difficoltà, dal punto di vista strategico e organizzativo, per tanti piccoli imprenditori affanni che i più lungimiranti hanno saputo gestire, altri meno. Non parliamo dei commercianti, soprattutto nel settore della ristorazione.
Quelli che sanno fare il loro lavoro applicano le regole, curano il cliente, mantengono i prezzi in linea. Quelli a cui auguro l’estinzione, hanno fatto un aumento non giustificato dei prezzi coniugato in certi casi anche con uno scarso rispetto delle regole di distanziamento e sicurezza per tutti. Alcuni hanno fatto le loro legittime scelte, rimanendo chiusi.
Oggi viviamo una grande sfida per tutti: imprenditori, professionisti, dipendenti e soprattutto cittadini, per trovare una nuova e diversa socialità e un modo alternativo di concepire la nostra quotidianità. Ognuno di noi ha bisogno del rapporto con l’altro, non solo mediato da un software e da una connessione internet. Non è più come prima, e non lo sarà per molto tempo.
E’ una fase in cui prevale il timore e la cautela, i dubbi per il domani che si riverberano sull’oggi, un futuro che già prima per molti non era roseo, ora ha colori foschi.
In tutto questo occorre uno scatto di reni. Il coraggio di ripartire, di fare scelte, di non cercare alibi o capri espiatori.
Ci sono generazioni che hanno superato le guerre, noi possiamo superare in pieno questa emergenza, cercando, anche con l’ausilio di scelte di politica economica adeguate, quella che viene definita crescita a V: una ripartenza veloce, con aiuti mirati, una burocrazia alleggerita e con i furbetti e i piagnoni messi da parte.
Occorre affrontare l’incertezza, magari riscoprendo le proprie qualità, puntando su di esse e analizzando i condizionamenti e i comportamenti che poniamo in essere, ma per farlo occorre mettersi alla prova, osare e in certi casi valicare l’ignoto.
L’esplorazione di modi possibili e di alternative è l’opportunità e l’occasione per generare altro significato e nuove comprensioni.
Per tutto questo sono necessarie motivazioni e volontà, nonché il confronto con le proprie ansie e paure. Vi sono cambiamenti ed apprendimenti che richiedono sforzo, che richiedono l’impegno nell’affrontare forme di disagio, poiché nel cambiare vi è un futuro possibile che è nato dal riconoscere un bisogno che per realizzarsi incontra prima un limite da superare. Per cambiare bisogna non indulgere troppo con se stessi e non accettare supinamente difficoltà e difetti ma sforzarsi di fare la cosa più giusta e più difficile: lavorare su se stessi.
Serve coraggio nelle scelte, a livello economico, per chi ci governa e a livello individuale e sociale per ognuno di noi.
Per i greci il coraggio era la prima delle virtù, quella che sopraintendeva a tutte le altre. Coraggio non è follia. La parola coraggio deriva dall’aggettivo latino coraticum (aggettivo derivante da cor, cordis cuore). E’ una virtù umana, spesso indicata anche come fortitudo o fortezza, tale per cui, chi ne è dotato non si blocca di fronte ai pericoli, affronta con serenità i rischi, non si abbatte per dolori fisici o morali e, più in generale, affronta a viso aperto i fatti e gli eventi della vita. In altre parole il coraggio può essere definito come l’atteggiamento positivo con cui si affronta una situazione difficile o con cui si tende a raggiungere uno scopo difficoltoso e incerto.
Questo serve a tutti quanti noi. Coraggio non è follia. E’ una scelta che tiene conto delle caratteristiche personali ed organizzative e del contesto esterno, ma che sicuramente non si poggia su una cultura degli alibi, dando le colpe all’esterno per le difficoltà.
Dopo ogni crisi arriva un momento per ripartire.
Le istituzioni debbono metterci del loro, ma anche cittadini, professionisti, lavoratori ed imprenditori devono tirare fuori il meglio di sé, con scelte coraggiose, magari con un esito incerto ma con un obiettivo chiaro.

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