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Un nuovo senso di responsabilità individuale e sociale

L’inizio delle fine del lockdown, nelle sue diverse modularità, richiama il tema del senso di responsabilità individuale e sociale. racconti

Il tema è stato più volte trattato, anche da me e nel testo “Centrare il bersaglio”, ma oggi, nel momento in cui sembra che stiamo iniziando ad uscire da una periodo incredibilmente complesso, diventa sempre più attuale, sia in termini di rilevanza individuale che sociale.
Siamo in una fase in cui dobbiamo reinventare alcuni comportamenti, il modo di vivere la socialità in tutte le sue sfumature e, molti, per motivi a mio avviso educativi ma anche di friabilità di risorse personali, vanno in grossa difficoltà.

Per la nostra riflessione partiamo dalla radice della parola, che deriva dal latino respondere, rispondere. Respons – abilità è l’abilità di dare risposte, di riconoscere ed accettare che i nostri pensieri, emozioni, atteggiamenti possano produrre determinati risultati, nella realtà circostante e negli altri. Già questi primi spunti rivelano l’attualità del tema nel momento in cui, ancora in emergenza pandemia, stiamo lentamente riprendendo alcune nostre attività, seppur nell’alveo di quanto previsto dal DPCM.

Essere responsabile di un qualcosa significa rispondere a se stessi o a qualcuno delle proprie azioni e degli esiti ottenuti. Essere responsabile significa avere un legame con gli altri, oltre a saper dialogare con se stessi e riconoscere se si dispongono le capacità necessarie per farsi carico di qualcosa e portarlo a compimento.
Il concetto di responsabilità è direttamente collegato all’immagine di noi stessi, all’idea che abbiamo delle risorse personali per affrontare la relazione con il mondo.
Il focus in questa ulteriore declinazione è su sé stessi, sulla volontà ed il desiderio di incidere sulla realtà e di realizzare un qualcosa, fosse solo in termini valoriali, culturali e comportamentali.
Il tema della responsabilità ricorre costantemente in molte delle nostre attività e nelle molteplici fasi della nostra vita, personale e professionale, ed oggi ci viene ulteriormente sollecitata, nel momento in cui dobbiamo reimparare a vivere una diversa socialità, di cui non abbiamo esperienza e misura.

Leggiamo sempre maggiori richieste di chiarimenti sulla lettera della norma (non sempre chiara) riguardo cosa è possibile e cosa non è possibile fare: questo in via di principio è giusto e legittimo, per non violare quanto stabilito dal DPCM. Va anche detto che non esisteranno mai delle regole che potranno indicare, in maniera così cogente e precisa, e per fortuna aggiungo, il limite dei comportamenti, delle singole azioni, del modo di porsi, del saper rinunciare a qualcosa per la sicurezza personale e di chi ci circonda. Oggi tanti cercano la norma come limite, anche da criticare, ma che rappresenta un confine, vincolante ma al contempo anche protettivo, dove nascondere le insicurezze personali e sociali.

E’ nelle maglie di certe zone di confine poi, che troviamo il peggio di alcune persone, in termini educativi, di risorse e comportamenti: alcuni che sprezzano il pericolo con l’ostentazione di una mandria bovina, mentre altri per assenza di capacità e comportamenti ricalibrati, non riescono a dialogare con zone grigie, zone normate non nel dettaglio, dove capire ed interpretare una diversa socialità nel modo di comportarci nei confronti dell’altro.
Si, perché i nostri comportamenti, le nostre azioni, oggi, in maniera consapevole o meno, possono avere un impatto significativo, per la salute, per il vivere civile e per un futuro ancora tutto da scrivere.

Il momento che stiamo vivendo, per generazioni abituate ad un mondo di certezze, rappresenta un viaggio in mare aperto, dove ognuno di noi ha la sua attrezzatura, le sue risorse per affrontarlo. Nel reinventare, nel riscrivere una grammatica dei comportamenti, il senso di responsabilità manifestato attraverso il nostro agire sociale, ne è uno dei cardini.

Non dobbiamo demandare ad una autorità, una fonte esterna, cosa e come fare, che azioni intraprendere, che scelte fare. Sta alla persona: La probabilità o meno che si scateni di nuovo la pandemia nella massima virulenza sta anche a noi, alla consapevolezza che abbiamo nello stare con gli altri, nel rispettarli ed accoglierli, in un modo diverso rispetto a prima, ma forse più ricco di senso e valore, nonché di rituali ormai stanchi e sperimentati.

La sfida è lavorare insieme per un nuovo senso di comunità, non contrapposto ad un più contemporaneo ed affascinante principio di società aperta e fluida, concetto questo sempre purtroppo più distante, non solo per motivi di salute, ma per rigidi e ottusi sovranismi e per l’incapacità di tanti di vivere la libertà personale nel rispetto dell’altra persona. E questo anche prima della pandemia.

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