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Lockdown: una pericolosa zona di confort da combattere

lockdownQuali altri rischi oltre a quello del virus?

di Giulio Scaccia

Paura? Straniamento? Perdita di senso? Cerchiamo in questi giorni di trovare parole, dentro di noi, attraverso i media, parlando con qualcuno vicino, anche fosse solo tramite una connessione internet o al cellulare per capire come stiamo, come ci sentiamo e per meglio comprendere i nostri pensieri e il nostro stato d’animo. Ci confrontiamo con un nemico invisibile e forse uno meno letale ma più insidioso: la quotidianità.

Le giornate sembrano interminabili, ognuna uguale alla precedente, ma poi le settimane volano e la percezione del tempo è distorta. Ognuno di noi prova ad organizzarsi: film, serie tv, la lettura o la scrittura. Un po’ di attività fisica. Forse non basta ma questa è la strategia di fronteggiamento che parecchi di noi stanno attuando. A modo nostro ci stiamo creando una zona di confort che però rischia di essere una palude, nel momento in cui tiriamo tardi la sera, la mattina si rimane a letto, si perdono ritmi. A volte ci pesa fare quelle poche cose, tipo fare la spesa, andare dal tabaccaio e in generale fare quanto permesso dalle normative vigenti.

Quando parliamo di zona di sicurezza o zona di confort, è la condizione mentale di una persona priva di ansietà e le cui prestazioni e comportamenti si mantengono coerenti e costanti. Si tratta quindi di una situazione routinaria e familiare, nella quale il soggetto si trova completamente a proprio agio e non percepisce minacce o rischi. E’ quindi lo spazio entro il quale limitiamo i nostri comportamenti e le nostre azioni: nella zona di sicurezza ci sono i comportamenti che sentiamo di avere sotto controllo, e del cui effetto sugli altri abbiamo una certa sicurezza. Il suo confine e la sua estensione sono generati dal nostro bisogno di non incappare in delusioni, fallimenti o situazioni nelle quali non ci sentiremmo bene con noi stessi.

Quello che stiamo vivendo non è proprio questo, anzi è molto diverso. E’, come ho già scritto, una melma, in cui in realtà teniamo sotto controllo poco o nulla: siamo guidati da regole cogenti, che seguiamo (per la maggior parte), perché imposte. Lo stagno in cui giriamo è una sorta di meccanismo adattivo che ci siamo creati, spesso inconcludente, privo nella maggior parte dei casi di una speranza, una prospettiva, nell’incapacità di vedere un domani roseo.
Sta a noi dare uno scatto di reni. Programmare, non in modo rigido ma fattivo le nostre giornate, cercare piccole azioni dotate di senso, ogni giorno magari, anche se in casa, fare una cosa diversa. E sta a noi immaginare anche un futuro.

E’, a modo suo, un tempo duro ma prezioso e che come ogni giorno della nostra vita non torna. Siamo stati una generazione abituata alla certezza e all’agio. I nostri padri o nonni hanno vissuto la guerra. C’è stata una generazione che ne ha vissute addirittura due.

Questa è la nostra sfida, da vincere. Perché il domani, duro, sarà da rivisitare, rimodulare, forse da ricostruire. E’ tutto una forte esperienza individuale e collettiva, ed entrambe segnano, sta a noi anche capire come.

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