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Gestire ansia e paure Covid-19 per reinventare l’esistenza

Alcune riflessioni importanti sul periodo che stiamo vivendo che ricevo e volentieri pubblico.covid_19_ansia

di Mariella Scopelliti, psicologa

Il Covid-19 ha certamente sconvolto le vite di tutti, ma per alcuni il disagio che la pandemia ha prodotto rischia di essere più profondo e di permanere anche quando l’emergenza sanitaria sarà finita. Se l’attenzione fino a questo momento è stata incentrata sulla protezione dei cittadini dal contagio, poca attenzione si è fatta su quelle che sono le conseguenze che il virus, i timori connessi ad esso e la reclusione in casa stanno provocando sulla mente e sul comportamento delle persone.

Intanto iniziamo con lo spiegare come mai le persone hanno così tanto paura del Covid-19. Una certa ansia, solitamente, scatta sempre di fronte a situazioni nuove e impreviste. E’ un retaggio che ci deriva dall’evoluzione e che ci consente di mantenere una certa allerta di fronte a un qualcosa che può essere percepito come una minaccia. Solitamente, però, una volta analizzato il problema e trovate le soluzioni, l’ansia va a scemare e si torna a fronteggiare la realtà in modo razionale. L’atteggiamento che in molti stanno dimostrando di fronte al Coronavirus, sembra invece essere caratterizzato da un’ansia costante che rischia di perpetuarsi molto a lungo, forse di più della stessa epidemia.

Il motivo lo si può ricercare soprattutto nel fatto che il virus diventa spaventoso nel momento in cui è percepito come un qualcosa di invisibile e non controllabile. Il suo essere “nuovo”, e in buona parte “sconosciuto” anche per i virologi – i quali giorno dopo giorno scoprono nuove peculiarità del Sars CoV-2 e della malattia respiratoria ad esso associata – induce le persone a pensare di essere circondate da un esercito ben organizzato di particelle invisibili contro cui non si può combattere. Non avere di fronte un oggetto reale, può quindi creare uno stato di tensione che, se si consolida nel tempo, può trasformarsi in un vero e proprio disturbo d’ansia generalizzato. Ciò accade quando sintomi quali irrequietezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, affaticamento, tensione muscolare, difficoltà ad addormentarsi, si presentano per la maggior parte dei giorni in più contesti e permangono sino a 6 mesi.

Questo non vuol dire che tutte le persone che in questi giorni sono nervose, che fanno fatica ad addormentarsi e/o a concentrarsi, svilupperanno in futuro un disturbo conclamato, ma certamente esse sono a rischio di avere un disagio psichico che può mantenersi anche quando si tornerà a trascorrere parte della giornata fuori casa. La sensazione di essere pedinati dal Coronavirus, può indurre le persone a mantenere una cautela che potrebbe spingersi oltre, rispetto a quelle che sono le necessarie misure di protezione dal contagio.

La gente sta assistendo allo sgretolamento delle proprie certezze esistenziali e delle conoscenze acquisite e si sta ritrovando di fronte a un fenomeno, quello dell’epidemia, che in modo colpevole e arbitrario per molto tempo si era pensato potesse rimanere confinato in quella parte di mondo “lontano da noi”. In questi giorni la ricerca spasmodica di informazioni da siti web non sempre attendibili, può aggravare ulteriormente la sensazione di essere in pericolo. Se non si hanno competenze scientifiche, infatti, troppo spesso ci si lascia travolgere da titoli ad effetto e da fake news. Questa ricerca costante ed esagerata ha solitamente come effetto quello di ritenere più veritiere quelle informazioni che confermano le proprie teorie.

L’esame dei trend di ricerca su Google mostra come durante un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, quale è quella creatasi a seguito del Covid-19, nasca quella che viene chiamata dagli esperti infodemia, ossia un aumento esponenziale delle fonti informative e delle opinioni. E’ dunque facile essere sommersi dal flusso delle notizie e lasciarsi condizionare emotivamente da ciò che si legge.
Come si può affrontare questa ansia e questo eccesso di informazioni?

Certamente il modo più standard è quello di visualizzare solo articoli e notizie riportati da fonti ufficiali (quali Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Protezione Civile e riviste scientifiche internazionali) e approfondire la tematica utilizzando un approccio medico-scientifico. Questo però può non essere sufficiente ad alleviare l’ansia, soprattutto per chi non possiede già conoscenze pregresse sulla materia. Un ulteriore metodo potrebbe invece essere, per esempio, quello di farsi supportare dall’intelligenza concreta e dalla creatività per raffigurare il virus, disegnarlo, raccontarlo, e renderlo “reale”. Si può dunque trasformare il Coronavirus in un nemico riconoscibile e affrontabile, proprio come fanno i bambini con l’orco delle favole. Stimolare il pensiero divergente e cercare delle risorse mentali con cui risolvere attivamente il problema usando soluzioni anche non convenzionali, è utile per non rimanere preda dell’incertezza e dell’andamento altalenante dell’epidemia.

Utilizzare delle strategie creative può servire pure per reinventare la propria vita all’interno delle mura domestiche. L’ansia generata dalla presenza del virus è infatti spesso acuita dal necessario confinamento in casa.
La mancanza di spazio, l’impossibilità di stabilire in certe circostanze dei confini tra sé e gli altri e la percezione di un muro, fisico e psicologico, tra lo spazio interno e quello esterno, possono far sentire “in trappola” la persona, soprattutto se abituata a vivere per buona parte della giornata fuori casa e/o se in famiglia sono presenti delle conflittualità con il partner, i figli o i genitori.
Il retorico “restate a casa”, ripetuto più e più volte da ogni parte, non ha sempre come conseguenza l’accettazione serena di questa prescrizione: se il perimetro domestico viene percepito come un carcere, le reazioni più probabili a questa condizione sono o il malessere psicologico (ansia, spesso unita a depressione) o il tentativo di fuga e la violazione della norma. Se infatti le regole non vengono interiorizzate e non vengono assimilate alle proprie convinzioni, ai propri valori e al proprio sentire, rischiano di rimanere lettera morta.

E’ dunque necessario che chi in questi giorni deve rimanere nella propria abitazione, si riappropri in modo consapevole del tempo e dello spazio trasformandoli nel proprio tempo e nel proprio spazio. Se i ritmi frenetici della modernità hanno indotto spesso le persone a muoversi in continuazione e a sommare attività su attività in modo veloce e automatico, l’odierna sospensione della “normalità” può invece portare a una minore accettazione passiva.

Il confine delle mura casalinghe, oltre che un limite, può diventare pure il luogo dentro cui è possibile costruire qualcosa che non sia imposto dall’esterno, dalla volontà altrui o dalla necessità di sopravvivenza. Inoltre, avere un orario che non sia solo quello dell’entrata e uscita dall’ufficio o quello della palestra o del doposcuola dei figli, può indurre ad avere un ritmo giornaliero che si basi sulle proprie necessità e non solo su quelle sociali. Molto spesso si sentono diverse persone affermare di non avere mai tempo per dedicarsi alle proprie passioni. In questa occasione è invece possibile occuparsi di ciò che più ci aggrada. Ciò non significa modificare la propria vita al punto tale da renderla caotica, ma vuol dire creare una nuova routine in cui lo spazio e il tempo dedicati alle attività che sono portatrici di benessere per la persona, siano più ampie e ben definite.

Creare una nuova quotidianità in cui si agisce con più intraprendenza e consapevolezza di sé, può essere anche la base adeguata da cui ripartire nel momento in cui si riapriranno le porte di casa e si potrà tornare a vivere anche fuori dalla dimensione domestica. La coscienza piena e realistica delle proprie peculiarità e delle proprie potenzialità è il miglior vaccino contro il timore di tutto ciò che è sconosciuto, sia che si tratti del Coronavirus, sia che si tratti di quella che sarà la società dopo la pandemia.

La possibilità di superare in maniera positiva il periodo attuale, dipenderà, infatti, dalla nostra resilienza e dal modo in cui si adopereranno le nostre risorse interne per adattarci ai cambiamenti socio-economici esterni. Questo non vuol dire negare le difficoltà oggettive che sono presenti in tali circostanze straordinarie, ma sondare quelle che sono le opportunità che l’utilizzo di un pensiero creativo può comportare. Avere maggiore consapevolezza di sé, infine, significa anche riconoscere, nominare e affrontare le proprie legittime paure. Queste, se osservate e narrate, possono diventare meno spaventose e possono non essere più viste come un limite alle azioni individuali.
Insomma se il Covid-19 ha aumentato il nostro senso di vulnerabilità e il nostro spaesamento di fronte a una realtà divenuta difficile da decifrare, ci ha anche dato l’opportunità di scoprire o ri-scoprire le risorse personali e creative da poter usare per superare l’ansia e per reinventare la nostra esistenza.

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