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Cambiare: spunti dalla filosofia greca

Busto_di_AristoteleL’esplorazione di mondi possibili e di alternative è l’opportunità e l’occasione per generare altro significato e nuove comprensioni.

Per tutto questo è necessario impegno e voglia di lanciare una sfida a se stessi, nonché il confronto con le proprie ansie e paure. Vi sono cambiamenti ed apprendimenti che richiedono sforzo, che richiedono l’impegno nell’affrontare forme di disagio, poiché nel cambiare vi è un futuro possibile che è nato dal riconoscere un bisogno che per realizzarsi incontra prima un limite da superare. Per cambiare bisogna non indulgere troppo con se stessi e non accettare supinamente difficoltà e difetti ma sforzarsi di fare la cosa più giusta e più difficile: lavorare su se stessi.

Andando a scandagliare nelle maglie della cultura e nella riscoperta dei classici, nella ricerca di un “progetto” di sviluppo, ci imbattiamo nel pensiero aristotelico. Aristotele ci parla di Télos, Eudaimonia e Areté.
Télos si traduce con “fine”, “obiettivo”, “scopo”. In sintesi, per comprendere il télos occorre porsi una domanda: a cosa serve questo? Si può applicare ad un oggetto, ma anche e soprattutto, nella nostra riflessione, all’essere umano. Qui si apre un varco importante a cui ognuno può tentare di dare una risposta: quale è lo scopo, il fine ultimo. Potremmo dire in senso ampio quale è il senso dell’esistenza? In termini più pratici, dove voglio arrivare, quale è la direzione e la meta che voglio raggiungere?

Eudaimonia è la via migliore a perfezionarsi per raggiungere il télos. Occorrono sacrificio e duro lavoro per migliorare, per arrivare ad uno stato di benessere che comprenda sia la soddisfazione personale dell’individuo, sia la sua collocazione nel mondo. Potremmo anche definire l’Eudaimonia come l’insieme delle strategie cognitive e comportamentali che l’individuo mette in atto per raggiungere i suoi obiettivi. Ricordiamo che per gli antichi la felicità non era un premio per la virtù, ma coincideva con il suo esercizio. Nell’ideale di Aristotele, la felicità è perfezione individuale, come attuazione delle proprie capacità, il cui culmine si raggiunge nell’esercizio dell’attività razionale

Areté è la virtù: per i greci indicava una forza d’animo, un vigore morale e fisico; essa indica quelle qualità il cui possesso consente all’individuo di raggiungere l’eudaimonia e la cui assenza è destinata a vanificare il suo movimento verso il télos.

Nell’ottica aristotelica la virtù è un “abito”, un’attitudine del volere a comportarsi in un certo modo, che non dipende tanto da dottrine, quanto da concrete capacità pratiche

Nel prossimo articolo andremo ad approfondire il tema dell’Aretè e in particolare di una virtù: il coraggio.

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