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La zona di sicurezza – seconda parte

91c58-ed0d00f7-fa6f-4d12-952e-d18d9545ca4dIn questa seconda parte andiamo oltre i facili miti e le scontate letture e continuiamo ad approfondire il tema della zona di confort
L’area di cui parliamo, come abbiamo già anticipato è una condizione mentale di sicurezza. Possiamo distinguere tra:

1) La zona di comfort come punto di arrivo: rappresenta un momento di equilibrio, il traguardo ed il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati; è il punto di arrivo di un percorso di formazione e di crescita. È uno stato mentale da godersi in pieno ed è anche, in un certo senso, il punto di arrivo del lavoro e delle riflessioni che stiamo portando avanti in questo testo.
2) La zona di comfort come “cuccia mentale”: è un luogo sicuro, lo dice la parola stessa. Il nostro stagno tranquillo, ma nello stagno l’acqua non ricambia. È una fase in cui si vive di ripetizioni relazionali, comportamentali e verbali. In realtà c’è qualcosa che cova sotto l’acqua immobile: l’esigenza di qualcosa di altro. Abbiamo bisogno di rimetterci in gioco per cambiare ed evolvere. Spesso, in questa fase, si attende l’occasione giusta. Ma va cercata!

3) La zona di comfort come falso sollievo: è la più pericolosa perché più vicina ad una situazione patologica. Il conforto, in questo caso, è solo una illusione auto-indotta, alterando la realtà e la percezione di essa. Siamo ingabbiati in una specie di continuo presente, in un brodo di pregiudizi e di automatismi circolari. È una fase di stasi totale e di assoluto malessere. Il rischio è credere che sia questa l’unica realtà.

4) La zona di comfort come area di transito: è un’area di passaggio dove recuperare le energie, riposare un attimo tra una sfida e l’altra. Un’area dove ricaricare le batterie e una volta raggiunto un obiettivo, goderselo per un po’ e ricaricarsi di qualche sicurezza in più per poi ripartire.

Dopo questa analisi, riprendiamo il nostro percorso di sviluppo, con l’invito e il monito che la zona di comfort non diventi l’unico spazio in cui tutte le nostre attività vengono relegate. Altrimenti, ogni cambiamento, anche minimo, verrà visto sempre più come una cosa negativa, un problema e non un’opportunità. Si avrà paura di andare oltre, di superare il confine, il limite, perché al di fuori dell’area di sicurezza è difficile prevedere le conseguenze di determinate azioni o comportamenti magari non usuali per la propria routine.

Subito al di fuori della zona di comfort vi è la zona di apprendimento e di conseguente espansione, nella quale ci troviamo in una situazione di cui non abbiamo una conoscenza completa anzi, in taluni casi potrebbe esserci quasi ignota. Per entrare in questa zona servono coraggio e forza di volontà, ma rappresenta un’opportunità di crescita e miglioramento.

Per crescere ed apprendere è necessario uscire allo scoperto, affrontando le paure, il disagio ed eventuali rischi di fallimento. Per rischio intendiamo ogni nuova scelta o comportamento, di cui non sappiamo prevedere le conseguenze. Senza dimenticare che per espanderci occorre forzare i nostri limiti.

Articolo apparso su www.lfmagazine.it

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