menu servizio

La zona di sicurezza: capiamo cosa è – prima parte

comfort_zoneSe digitate su un qualsiasi motore di ricerca “zona di sicurezza” o “confort zone”, inizierete a capire perché districarsi in questo mondo di sedicenti trainer e di possibili stregoni è così difficile. O il motivo per cui, chi ha investito tanto nello studio e nella professione si trova a confrontarsi con dei veri e propri sciamani che attraggono gli ignari polli.

Infatti questa è una delle parole magiche/tragiche. Le cose non vanno? Esci dalla zona di comfort” “La tua vita non ti appaga? E’ semplice, sei nella tua zona di sicurezza”. “Vuoi essere la persona più felice del mondo? Basta poco, esci dalla zona di comfort” e via dicendo con vere e proprie corbellerie a scapito di chi ci cade con tutti e due i piedi.
Chi segue questa rubrica sa, che nel nostro piccolo, cerchiamo di dare una bussola ed un percorso, per niente semplice, ma almeno concreto e privo di ipotesi salvifiche. Andiamo però un passo alla volta
Partiamo da una definizione per meglio inquadrare il tema: la zona di comfort, o zona di sicurezza, è la condizione mentale di una persona priva di ansietà e le cui prestazioni e comportamenti si mantengono coerenti e costanti. Si tratta quindi di una situazione routinaria e familiare, nella quale il soggetto si trova completamente a proprio agio e non percepisce minacce o rischi.

È quindi lo spazio entro il quale limitiamo i nostri comportamenti e le nostre azioni: nella zona di sicurezza ci sono i comportamenti che sentiamo di avere sotto controllo, e del cui effetto sugli altri abbiamo una certa sicurezza. Il suo confine e la sua estensione sono generati dal nostro bisogno di non incappare in delusioni, fallimenti o situazioni nelle quali non ci sentiremmo bene con noi stessi.

Virginia Satir scriveva che la maggior parte delle persone crede che l’istinto più forte sia quello di sopravvivenza, ma non è così. L’istinto più forte è quello di aggrapparsi a ciò che è familiare.

Partiamo poi da un esempio. Imparare a guidare la macchina è inizialmente per tutti al di fuori della propria zona di comfort. Si deve entrare in quella che possiamo definire “zona di apprendimento”: una situazione che ci comporta fatica e in cui siamo chiamati a fare cose diverse che fino a quel momento ci erano ignote; dopo aver fatto diventare proprie quelle nuove capacità, possiamo dire di aver imparato a guidare. Nel momento in cui si completa questo percorso di apprendimento ecco che scattano gli automatismi. Abbiamo una giusta dose di esperienza, delle capacità, e la nostra crescita, intesa come affinamento della capacità di guida, avviene per stratificazione, senza particolari scossoni ed urti. Sia metaforici che reali, o almeno si spera!
Se il mio obiettivo è diventare un pilota professionista ovviamente non mi basta imparare a guidare. Ma chi usa l’auto solo per spostarsi, può semplicemente fare ciò che ha imparato a scuola guida e stare nella propria zona di comfort, semplicemente perché non interessati nel voler andare oltre. E meglio ancora, mentre guido, ponendo in essere tutta una serie di automatismi esperienziali, posso sentire musica, perdermi nei miei pensieri e fare una serie di attività sempre nei limiti di quanto consentito dal codice della strada.

In sintesi: siamo usciti dalla nostra zona di comfort, in virtù di un bisogno/esigenza che è quello nel caso di specie dell’imparare a guidare, abbiamo appreso una nuova conoscenza/competenza che poi è diventata parte del nostro patrimonio di esperienza. Ora possiamo tranquillamente rientrare nella zona di agio perché sappiamo guidare. Non dimentichiamo però che per imparare a guidare abbiamo dovuto faticare, affrontare il rischio di provare imbarazzo nello sbagliare una marcia o imballare il motore, e magari abbiamo fatto qualche graffio al nostro o al paraurti altrui.
La sintesi di tutto questo è che dopo ogni sforzo occorre godersi quello che abbiamo conquistato, piccolo o grande che sia.

Per crescere, espanderci, dobbiamo uscire dalla zona di sicurezza, forzare i nostri limiti, scoprirci e scoprire. Ma non dimentichiamo che vivere costantemente fuori da questa zona è solo ed esclusivamente una fonte di stress che può solo fare male a noi e al nostro modo di essere.
Capita in aula o in qualche scambio dialettico che qualcuno affermi che per lui non esiste la zona di comfort in quanto la sua vita è in continuo cambiamento, la sua esistenza è una avventura (!) e che le cose che fa sono sempre fatte in modo diverso. Sorvolando sul tema dell’autoinganno e dell’alibi costante, la risposta tecnicamente è semplice: per queste persone sempre in movimento reale o presunto, la zona di comfort è proprio il mutamento stesso, e probabilmente la loro zona di apprendimento è quella che per la maggior parte delle persone è la zona di sicurezza.

Articolo pubblicato su ww.lfmagazine.it

Share Button

, , , ,

No comments yet.

Lascia una risposta