menu servizio

Formazione e arte di narrare

raccontiL’arte di narrare e raccontare, dalla notte dei tempi, si accompagna alla trasmissione di valori e modelli di riferimento e comportamento e mai come ora la tematica è calda e può essere vista e ragionata da diversi punti di vista. Noi lo faremo dal punto di vista di chi fa la buona formazione.

Nelle culture orientali ed occidentali comunitarie, fino al medioevo, i narratori erano molto richiesti; il raduno tribale era visto come un momento simbolico estremamente forte e significativo in cui non c’era solo il passaggio di informazioni: attraverso le storie, tutti avrebbero condiviso un agire, parlato un linguaggio comune e perpetrato principi e valori della tribù.

Oggi non c’è più il falò ma magari la fotocopiatrice, ma il processo di coinvolgimento e di scambio reciproco è assolutamente simile; lo storytelling è ancora oggi intergenerazionale: si rivolge ad un pubblico senza età e nelle organizzazioni, sono i membri anziani e rispettati dell’organizzazione, che trasferiscono il modo di essere e di fare di quella determinata struttura.

Il saper narrare, ricopre un ruolo importante anche come generatore di apprendimento e cambiamento: è qui che vengono direttamente chiamati in causa manager, formatori e coach. Per cercare una sintesi relativa alla modalità e la forza di questa attività, possiamo dire che, durante l’ascolto di una storia, la mente cosciente di chi la fruisce viene assorbita, mentre l’inconscio è libero di assimilare la morale o il messaggio contenuti nel racconto.

Uno strumento potente quindi, soprattutto per trasmettere nuove visioni ed obiettivi, supportare cambiamenti, superare ostacoli, facilitare la comprensione, ampliare la prospettiva ed il prisma della percezione.

Proviamo a meglio definire il modo di “agire” di una metafora e di una storia.

La metafora è da sempre diffusa nel pensiero e nel linguaggio quotidiano: la parola metafora deriva dal greco meta, che significa “sopra” e phorein, che significa “portare da un posto ad un altro, trasportare”. Usata oggi con frequenza anche nel linguaggio professionale e manageriale trova, nell’aula e nelle sessioni di coaching, un luogo particolarmente adatto e fecondo e si caratterizza come una sorta di moltiplicatore di opzioni e di possibilità nella fruizione di contenuti e messaggi.

Nell’attività formativa, lavoriamo sull’apprendimento e sul cambiamento a vari livelli: attraverso la teoria, per stimolare l’apprendimento cognitivo; con le esercitazioni per agevolare l’apprendimento esperienziale; attraverso le metafore, le storie e gli aforismi per facilitare l’apprendimento intuitivo. In questa ottica il formatore deve sviluppare il suo agire professionale, libero e responsabile, attraverso l’uso di linguaggi, sia diretti che metaforici, e nel coinvolgimento dei discenti a livello logico, cognitivo, sensoriale ed emozionale: il trainer diventa così colui che narra e tesse la tela, sviluppa gli snodi del sapere e dell’esperienza, calibrandosi sul singolo e sull’aula nel suo complesso. .

La metafora nelle sue molteplici forme e formulazioni, è fondata sulla comunicazione indiretta: soprattutto nella sua formula “estesa” (storia), colui che la racconta deve saper usare al massimo la forza suggestiva delle parole. Certe parole più di altre hanno il potere di suscitare cambiamenti nell’ascoltatore ed evocare determinate risposte a livello inconscio. Chi la fruisce, mentre cerca con la mente conscia un senso logico a quello che sta ascoltando, allo stesso tempo collega quelle parole o quel contenuto alle proprie esperienze.

Le parole scelte devono stimolare la libera associazione, facilitare agili e magari rapidi trasferimenti mentali da “regioni” semantiche, esperienziali, cognitive ed emotive limitate o depotenziate ad altre “regioni” più prospere ed ampie, che hanno potenzialità e caratteristiche di evoluzione, sviluppo ed emancipazione.

Il linguaggio è uno degli elementi chiave con cui costruiamo la nostra realtà, il nostro modello del mondo, ed esso può influenzare in maniera significativa il modo che ognuno di noi ha di percepire la realtà. Sigmund Freud sosteneva che le parole sono lo strumento di base della consapevolezza umana e, in quanto tali, dotate di un potere particolare. Anche Aristotele affermava che le parole simboleggiano la nostra esperienza e quello della metafora è un linguaggio allusivo ed evocativo, che sollecita il pensiero senza forzarlo ma stimolandolo.

Per approfondire questi temi, consigliamo

Margaret Parkin

Racconti per il cambiamento, Milano, Etas, 2004

Racconti per il coaching, Milano, Etas, 2005

Racconti per la formazione Milano, Etas, 2005

e

Consuelo Casula

I porcospini di Schopenauer, Milano, Franco Angeli, 1997

Giardinieri, principesse e porcospini, Milano, Franco Angeli, 2002

 

Share Button

, , ,

No comments yet.

Lascia un commento